Il fundraising italiano guarda oltre oceano

Il prossimo 5 maggio, a Roma, sarò docente nel corso “Fundraising con le Fondazioni Internazionali” pensato per chi vuole imparare a cogliere le opportunità per la raccolta fondi anche altro oceano.

Qui propongo un estratto dall’intervista che ho fatto con Anna Spena, giornalista del magazine Vita.

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Qual è l’obiettivo del corso?
Vogliamo volgere lo sguardo verso il mondo dei finanziamenti al di fuori dell’Italia e dell’Europa. In particolare, offriremo gli strumenti per capire come si può accedere ai fondi messi a disposizione dalle fondazioni americane. Lo scorso anno avevo raccolto qualche numero: tra il 2011 e il 2015, le organizzazioni italiane che operano nel settore di intervento “arts and culture” hanno beneficiato di oltre 7 milioni di dollari. Questi soldi, per esempio, sostengono l’attività di fondazioni culturali come Palazzo Strozzi e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Perché la raccolta di fondi ha bisogno di una prospettiva internazionale?
Perché il fundraising non si gioca più in una dimensione locale, né nazionale. Occorre guardare a nuovi mercati in cui è possibile fare raccolta fondi, Stati Uniti in primis, ma anche India e Cina e le nuove economie mondiali sono esempi interessanti, che contengono importanti lezioni per chi fa questo mestiere. La difficoltà è fare fundraising in modo accorto e consapevole. Se è vero che le organizzazioni filantropiche e le persone che le animano hanno passioni, desideri, necessità e motivazioni comuni in tutto il mondo, è altrettanto vero che ciò che funziona in una cultura non sempre funziona in un’altra. Ogni contesto ha le proprie regole ed è bene conoscerle.

Vale anche in una cultura piuttosto vicina alla nostra com’è quella americana?
Sì, certo. Anzi, chi lavora con le fondazioni americane deve sviluppare un approccio molto differente da quello europeo: le fondazioni americane considerano il non profit come un braccio operativo e desiderano essere coinvolte, anzi lo pretendono. Infatti, difficilmente si troverà un bando da esaminare o un formulario da scandagliare, ma quello che il fundraiser potrà fare è individuare quelle fondazioni che condividono gli obiettivi e le finalità della propria organizzazione e/o progetto.

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Che caratteristiche ha il partecipante tipo di questo corso?
Oggi il mondo del fundraising richiede al fundraiser di essere professionale e capace di utilizzare abilità specialistiche. Questo è uno dei pochi corsi in Italia che consente ai fundraiser senior di approfondire un mercato della raccolta fondi ancora poco esplorato nel nostro Paese. Chi parteciperà conosce le regole di base della professione, ma sa quanto sia importante acquisire know how specialistico che gli consenta di lavorare anche con le nicchie di mercato.

Che cos’è la fundraising school?
È la prima scuola italiana dedicata unicamente alla formazione sulle tematiche relative alla raccolta fondi etica. La caratteristica distintiva, che personalmente ritengo un grande valore aggiunto, è che l’offerta formativa della scuola affianca al corso base alcuni seminari specialistici per fundraiser e grantseeker che già lavorano in questo campo. Come dicevo, il fundraiser oggi deve essere consapevole che questo settore è cambiato e sta cambiando, che le relazioni personali non sono più sufficienti. Ne consegue che sia i nuovi colleghi che i professionisti senior, per stare al passo con i tempi, devono aggiornarsi con continuità. Quella di lavorare su scala internazionale, per tornare ai contenuti del corso, è un’ulteriore competenza richiesta alla figura del fundraiser, nonché una sfida collegata alla rapida crescita dalla competizione che i nuovi professionisti del fundraising si trovano a vivere.

 

Per chi fosse interessato, ecco il programma del corso

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