Di cosa ha bisogno l’arte contemporanea per crescere, e con essa la cultura del fundraising?

Due filoni, a mio avviso, sono da esplorare.

20151017

Per il fundraising, e non solo, è necessario investire nell’educazione, intesa non come didattica ma come crescita del proprio pubblico.
In Italia quando si parla di educazione del pubblico si pensa a corsi, programmi didattici, ecc. Io, invece, lo interpreto con l’aprire gli istituti culturali, i musei così da coinvolgere più persone possibili, con l’andare a parlare con le comunità affinché diventino i primi ambasciatori dell’arte contemporanea.
In seconda battuta si può pensare ai programmi di membership e alle campagne associative, che in Italia per l’appunto si trovano ancora a uno stadio germinale.
Perché a mio avviso è evidente: solo se si costruiscono relazioni forti con la comunità, questa si trasformerà in un esercito di donatori disposto a difendere la nostra organizzazione culturale.

Il secondo filone su cui investire è quello del rapporto tra l’arte contemporanea e il mondo imprenditoriale, così da sviluppare tutte le potenzialità per diventare proficuo e interessante, anche economicamente.
Penso alla possibilità di organizzare tavoli di progettazione con le imprese, dove ci si siede insieme per co-progettare iniziative d’eccellenza che vadano incontro anche ai loro bisogni. L’Imprenditore deve essere considerato come alleato per creare catene di valore. Anche quando non è un esperto di arte contemporanea!
Molti parlano di introdurre una nuova figura: il mediatore. Io non credo sia sostenibile.
Le organizzazioni culturali, invece, dovrebbero imparare a raccogliere gli spunti provenienti dal mondo delle imprese per diventare anche (non solo, ovviamente) dei fornitori di progetti di valore.
Sarà interessante vedere come funzionerà il portale upaperlacultura.org/ in cui dovrebbero confluire le proposte di soprintendenze, musei, parchi archeologici, teatri per attrarre investimenti in Cultura.

Il futuro, a me pare piuttosto ovvio, è che si debba rendere sistemica e strutturale l’alleanza tra impresa e Cultura. Per il presente, invece, mi parrebbe interessante ascoltare i pareri delle istituzioni, per esempio Confindustria, per capire se da parte loro c’è davvero la voglia di aprire nuovi scenari nel rapporto tra Cultura e Impresa.
Riflessioni esposte alla tavola rotonda “Per una cultura del fundraising”, durante il Forum dell’Arte Contemporanea Italiana organizzato dal museo Pecci di Prato.

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