Gioie e dolori delle piccole organizzazioni culturali in Europa

Nei corsi di formazione, il fund raising viene spiegato come l’insieme di tecniche per raccogliere risorse messe in campo da una organizzazione non profit con l’obiettivo di realizzare la propria mission. Tutti i consulenti e i formatori sono d’accordo nel sostenere l’importanza della coerenza tra mission e progetto, affinché l’azione di raccolta fondi e di partecipazione a bandi sia efficace e sostenibile. E le stesse associazioni del terzo settore hanno consapevolezza che ogni nuovo progetto deve essere parte di una strategia ben più complessa di intervento e crescita di un’organizzazione.
Questa la teoria, che puntualmente si dimentica quando esce un bando europeo.
Ecco che inizia una corsa a rincorrere la scadenza, a inventarsi un progetto o a cercare qualcuno che lo scriva per poter sfruttare i fondi a disposizione. Una logica, sbagliata, che non lascia immune il settore culturale.

In un periodo di penuria di risorse economiche, è facile ritrovarsi ad “andare a caccia di bandi” senza elaborare un progetto coerente con la mission, che sia costruito sulla base di un’analisi attenta sia interna che esterna. Una miopia che trasforma il bando in strumento di finanziamento anziché essere letto come investimento progettuale.

Europa Creativa La realtà però è molto diversa: i progetti europei danno poche risorse e quelle poche che erogano devono essere garantite da un cofinanziamento, che per molte piccole organizzazioni culturali può diventare una seria – prima – difficoltà.
Questo significa che non ci si debba confrontare con l’Europa ed evitare di utilizzare programmi come Europa Creativa o Erasmus Plus? Certamente no, ma è importante fare una seria analisi iniziale prima di intraprendere un tale faticoso percorso.

Punto 1: vocazione all’internzionalità
La prima cosa da valutare è se l’attività dell’associazione ha una vocazione esplicita, o in essere, all’internazionalità. Se la ONP promuove azioni di valorizzazione delle risorse locali, senza cercare il confronto con altre esperienze dal respiro europeo, meglio non considerare la Commissione europea come mercato del fund raising, e scegliere altre vie per reperire fondi. Se invece l’organizzazione culturale vuole attivare relazioni internazionali e processi di cooperazione, l’Europa è lo spazio in cui poterlo fare.

Punto 2: aderenza alla strategia dell’organizzazione
Il secondo punto di analisi è capire se l’organizzazione segue un piano strategico all’interno del quale inserire il progetto. Il progetto europeo è decisamente dispendioso in termini di risorse, e non solo da un punto di vista monetario perché richiede un cofinanziamento. Chi partecipa a un bando europeo deve quantificare anche un investimento considerevole in termini di energie umane e di tempo, sia in fase di progettazione che nella successiva gestione e rendicontazione. Uno sforzo che, per diventare un investimento, deve essere inquadrato in un percorso più ampio di crescita organizzativa, in cui l’Europa diventa il passaggio che serve a stimolare lo sviluppo strategico internazionale già in nuce.

Punto 3: il ruolo dei consulenti
Un terzo elemento, da valutare preliminarmente, è la necessità di costruire percorsi progettuali trasversali in un processo di partecipazione condiviso. L’ideazione, la scrittura e l’elaborazione di un progetto europeo non può essere totalmente delegato all’esterno. Invece, e accade spesso, molte organizzazioni si affidano totalmente al “progettista” esterno. Questo atteggiamento pone di fronte a due scenari, ed entrambi non sono auspicabili.
Nel primo caso, il progetto non è approvato. In questa situazione ogni energia impiegata nello scrivere, nel tessere relazioni, nella parte amministrativa si traduce nel solo documento stilato. Ma se questo non è strettamente connesso alle attività istituzionali delle ONP è molto probabile che resti chiuso in un cassetto, rendendo vani gli sforzi fatti.
Se, invece, il progetto è finanziato – obiettivo massimo quando si partecipa a un bando – la situazione è altrettanto rischiosa. Quando il progetto è avulso dall’attività e dalla programmazione dell’ONP, è assai probabile che le idee sul cosa fare e sul come procedere per gestirlo siano offuscate, e che nessuna risorsa interna sia stata formata a riguardo provocando malumori e conflitti interni.
Chiaramente, l’intervento di un professionista rimane fondamentale per la sua esperienza e per le competenze tecniche che riesce ad apportare. Il vulnus, in questa situazione, avviene quando non è coinvolto in un percorso più duraturo della durata della candidatura al bando, un percorso che gli consenta di imparare a conoscere l’identità dell’associazione, i punti di forza e le debolezze. Solo con questa competenza specifica il professionista sarà capace di scrivere un progetto aderente agli effettivi interessi e alle effettive potenzialità dell’organizzazione, un documento che sia funzionale all’attività e che, proprio per questo motivo, possa vivere a prescindere dall’esito del bando.

creative-EuropeDetto questo, è bene ribadire che i fondi europei restano una grande opportunità da sfruttare.
Chi affronta questo impegno con ponderazione, ottiene grandi benefici nel farlo. E, contestualmente esistono sia strumenti che possono rendere più agevole la partecipazione, che le idee già risultate vincenti, da cui trarre utili esperienze.
Riguardo agli strumenti, l’esempio di Fondazione Cariplo è davvero innovativo. Attraverso l’ultimo bando, la Fondazione mette, infatti, a disposizione delle organizzazioni culturali che vogliono partecipare a Europa Creativa le risorse economiche necessarie a garantire il cofinanziamento. Si legge nel testo redatto dalla Fondazione Cariplo:

“Questo nuovo strumento erogativo a carattere sperimentale si propone di concorrere al miglioramento della qualità, della sostenibilità e, di conseguenza, delle performance dei progetti presentati sui bandi europei da parte delle organizzazioni culturali …”

Un esempio positivo
In merito alle idee che possono essere prese a esempio, una recente best practice da analizzare è quella del progetto JR Circus, promosso da Circo e Dintorni e finanziato dalla Commissione Europea all’interno di Europa Creativa.
L’associazione promuove spettacoli e attività di circo contemporaneo e l’idea presentata a Bruxelles è stata di mettere in scena la storia di Giulietta e Romeo sceneggiandola con il linguaggio delle arti circensi e coinvolgendo i giovani adolescenti europei.
È piuttosto evidente che le potenzialità del progetto non si esauriscono con il termine del finanziamento: lo spettacolo, infatti, verrà messo in scena anche dopo il periodo di realizzazione del progetto europeo, attraverso un tour internazionale.
JR Circus, essendo perfettamente aderente alla mission dell’associazione, si è trasformato così in un’opportunità per l’associazione Circo e Dintorni che le consentirà di aprire nuove relazioni internazionali e nuovi scenari commerciali.
Questo a conferma che con una mission chiara e una vision che va oltre i problemi specifici della propria organizzazione, anche le piccole associazioni culturali possono affacciarsi in Europa con successo.

Note
Quest’articolo l’ho redatto per il Giornale della Fondazioni ed è stato pubblicato nell’edizione del 16 marzo 2015.

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